Buongiorno Mondo!
davicao28 de Septiembre de 2014
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Davide Caocci
Castoro Riflessivo
«Buongiorno Mondo!»
primi passi di un uomo della Partenza
sul cammino della vita
A tutti i fratelli scouts e sorelle guide,
dall’ultima zampa tenera al Grande Capo.
Pre-presentazione opportuna
Le pagine qui raccolte sono state “vissute” 20 anni fa, tra il 1992 e il 1993, e ritrovate oggi quasi casualmente: da allora, ho percorso molte strade e seminato molti pensieri in giro per il nostro mondo, ma ritengo che quei semi possano ancora portare frutto.
Ecco perché mi sono deciso a dar loro una veste organica e offrirli liberamente a tutti coloro che sceglieranno di dedicare qualche momento alla lettura, alla riflessione, al confronto, alla elaborazione di una modalità originale per “lasciare questo mondo un po’ migliore di come lo abbiamo trovato” (B.-P.).
Grazie a tutti, buona lettura e “Buona Strada”!
Milano, 2013
DC CR
Due parole di necessaria presentazione
Non sono uno scrittore e le pagine che seguono non hanno la pretesa di essere considerate un’“opera letteraria”; sono semplicemente uno scout, come molti di coloro che leggeranno questo quadernetto, più in generale sono un ragazzo che vive delle splendide esperienze insieme ad altri, grandi e piccoli, divertendosi un mondo e capendo, poco alla volta, ma sempre più in profondità, che quel divertimento ha una ragione ultima che è grandissima.
Non voglio trarre io delle conclusioni che altri, forse hanno già fatte proprie, né voglio anticipare quelle di chi è ancora in cammino; voglio solo dire a chi avrà la compiacenza di non saltare questa introduzione che tutte le parole qui raccolte sprizzano vita, gioia, sudore, stanchezza, rabbia, lacrime, fede: in una parola, Amore!
Sono tutte “parole vissute”, ed io ho avuto solo il compito di metterle per iscritto.
Non merito complimenti perché non ho fatto fatica, avendole vissute sulla mia pelle; non merito complimenti anche perché è un caso che portino la mia firma e non quella di altri, di molti altri che hanno vissuto queste stesse parole insieme a me (Simona, Paola, Paolo, Massimo, Beppe, Lella, Maurizio, Ketty, Luigi, Gio, ... e tanti altri).
L’intento perseguito è quello di offrire ad altri, giovani e meno giovani, scouts e non scouts, comunque attenti al valore educativo del vivere insieme, in gruppo, in comunità, delle riflessioni scaturite da giorni, mesi, anni di vita in comune in un certo “stile”, per noi quello scout.
A voi ora, dunque, con la speranza di trovare, domani, milioni e milioni di simili “parole vissute”.
Davide Caocci
Castoro Riflessivo
Quattro chiacchiere sul Dio-prezzemolo
Già Francesco d’Assisi nel 1225 componendo il suo Cantico tentò di “volgarizzare”, di “laicizzare” la lode che ogni figlio di Dio deve alla gloria del Padre che è nei cieli evidenziando, con grande abilità poetica, la presenza dell’Amore del Creatore, o dell’Amore-Creatore, in ogni creatura, in ogni esperienza del creato.
Esplicito anche l’invito della lettera ai Colossesi: “E tutto quello che fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di Lui grazie a Dio Padre” (Col 3,17), dal quale promana la vocazionalità del cristiano a vivere sì nel mondo, nel secolo, ma da testimone, da sponsor di quella novità annunciata agli uomini duemila anni fa e sempre attuale benché a volte appaia dimenticata o superata da nuove ideologie rivoluzionarie o da moderni carismi messianici.
Ed ecco dunque che oggi chi testimonia “troppo” o con troppa veemenza ciò in cui crede fermamente, è considerato dalla pubblica opinione un baciapile, mentre chi trascorre la sua esistenza senza mai dichiarare più o meno esplicitamente “Io credo in ...” ottiene la gratificante qualifica di uomo moderno ed emancipato dalle tradizionali superstizioni di origine ebraico-cristiana.
Ponendomi controcorrente, io voglio invece proporre un concetto, un’idea, un’immagine che, per quanto ardita possa sembrare, rappresenta in maniera istantanea e chiarissima quello che è o dovrebbe essere il modus vivendi del cristiano secolare alle soglie del 2000: si tratta dell’immagine del “Dio-prezzemolo”.
Con questo termine intendo definire quel modo di vivere operosamente riconoscendo in ogni momento della propria esistenza i doni-manifestazioni del Signore.
Ogni cosa è fatta per l’uomo; ogni cosa è fatta da Dio: perché dunque l’uomo dovrebbe disconoscere tale forte legame, legame d’amore, tra sé ed il Creatore del tutto, tra la Creatura per eccellenza, padrona del Creato, ed io proprio Fautore?
Necessita quindi oggi più che mai una riscoperta ed una applicazione vera e sentita del “Dio-prezzemolo”, di quella lode continua a Dio esercitata con i gesti della vita quotidiana a Lui consacrati, senza comunque dimenticare i momenti esclusivamente dedicati a Lui quali la celebrazione eucaristica o la preghiera personale.
Si tratta allora di rivedere, di riprogrammare la nostra vita non per inserirvi il minuto di meditazione quotidiano, ma per far sì che ogni minuto, ogni istante divenga meditazione, contemplazione, al limite scoperta e lode di Chi ci ha donato la vita, il mondo per viverla, dei fratelli sui quali riversare l’amore generatore al quale partecipiamo in quanto figli di Dio.
Il prezzemolo è un condimento che si presta ad essere impiegato in un gran numero di ricette; generalizzando si potrebbe dire che un piatto non ha sapore se non gli si aggiunge un po’ di prezzemolo; ed è proprio questo sapore da dare a tutti i piatti che ci vengono posti davanti, a tutti i pranzi consumati nella nostra vita, di fretta, sontuosamente, al ristorante, in casa, ovunque e comunque, che bisogna riscoprire.
Se si relega il “Dio-prezzemolo” alle sole grandi occasioni, alla domenica, ai giorni di festa, alle comunioni o ai matrimoni, si finisce col fare le famose grandi abbuffate una volta tanto che, del lauto e saporito banchetto, lasciano come unico ricordo un po’ di acidità di stomaco e niente più.
Rendendo invece quotidiano il sapore della festa si avrà un sicuro giovamento generale per l’aspetto celebrativo che si dà al proprio vivere (“Con la vita celebro la vita e Chi me l’ha donata”) e si potrà ridimensionare l’eccessiva spettacolarità che l’ipocrisia dell’uomo ha affidato ai grandi pranzi di gala dello spirito che prima ricordavo.
(Senza dimenticare che si eviteranno le acidità di stomaco!)
Dio dunque deve trovare posto nel nostro essere di ogni giorno, deve essere ogni nostro giorno, tutti i giorni della nostra vita, deve essere la nostra vita: dobbiamo portarLo con noi e sentirLo con noi, nostro simile perché fatti a Sua immagine e somiglianza, Suoi figli, e così facendo sarà cosa naturalissima che al settimo giorno, il giorno del riposo dopo il lavoro, l’uomo voglia far festa partecipando al banchetto del Padre, di quel Padre che l’ha accompagnato durante tutta la settimana, nella fatica e nella preoccupazione come nella gioia e nella soddisfazione, e non avrà desideri di altre forme di festa, riposo o ringraziamento che escludano quell’estraneo d’un “Dio lontano”.
“Dio-prezzemolo”, allora, Dio della nostra vita per darle finalmente un nuovo e vero sapore.
Bisogna imparare a dire: “Ti voglio bene!!!”
Oggi dire ad una persona “Ti voglio bene!” è diventato un tabù, tabù sociale, moderno, tecnologico, efficientista, per cui i rapporti interindividuali devono basarsi unicamente su una volontà di tipo contrattuale o pseudotale (quindi: superiore-subordinato; datore di lavoro-lavoratore; soci; purtroppo alcuni casi di rapporto uomo-donna, financo il matrimonio).
Per tali situazioni l’unica formula che possa essere validamente utilizzata è quella dell’“Io voglio!”, tanto da una quanto dall’altra parte.
Per riuscire ad arrivare invece al bellissimo “Ti voglio bene!”, occorre innescare un procedimento a catena che rivoluzioni ogni livello del nostro essere.
Innanzitutto rendiamoci conto di cosa sia racchiuso da queste tre parole: l’io individualista possessivo proprio dell’“Io voglio” scompare dalla posizione di primazia lasciando il suo posto ad un “Ti” di meravigliosa valenza altruistica che apre il sé ad il resto del mondo, incondizionatamente; se poi il singolare della particella potesse sembrare esclusivo, non vi sono problemi a sostituirlo con un ugualmente valido “Vi”, per il quale però le modalità di applicazione risultano parimenti problematiche.
Alla dichiarazione del destinatario (“Ti”) fa seguito la descrizione di quel qualcosa che costui deve ricevere: si tratta della propria volontà!
Propria sì perché è sempre il soggetto singolo che deve agire, che deve porre in essere
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